Il “geniale” piano del MIM: chi è di ruolo lavora di più, chi è precario non lavora più e gli stipendi non crescono mai

Nell’ordinanza ministeriale n. 27 del 16 febbraio 2026 che disciplina l’assegnazione delle supplenze per il biennio 2026-2028, il comma 3 dell’articolo 2 inizia con un inequivocabile: “Al fine di ridurre il numero dei contratti a tempo determinato su spezzone orario […] e, al contempo, incrementare l’entità oraria delle supplenze […]” .

Che cosa ha in mente il ministero dell’istruzione? Vuole fare in modo che “tutte le disponibilità orarie […] che non costituiscono posto intero o cattedra [siano] aggregate tra loro a livello territoriale per formare posti-orario; […] è privilegiata la formazione di posti interi e cattedre o, comunque, di aggregazioni con la maggior entità oraria possibile”.

Tradotto: ci saranno accorpamenti di cattedre non intere (cioè meno di 18 ore) per avere così meno supplenze disponibili. E ci saranno anche cattedre che, in questo modo, si formeranno su più scuole, costringendo chi è precariə a spostamenti continui e incessanti per tappare i buchi del ministero dell’istruzione. 

Insomma, si risparmia sulla già martoriata pelle di chi è precariə.

Questo piano di risparmio è ulteriormente incentivato: in questi giorni le scuole stanno chiedendo alle persone già di ruolo con cattedra intera (18 ore) se vogliono prendere delle ore aggiuntive tra quelle nella disponibilità della scuola (fino a 24 ore settimanali). Più richieste ci saranno in questo senso, meno disponibilità residue ci saranno poi per le cattedre dellə precariə, ovvero più persone disoccupatə.

Questa richiesta – lo capiamo benissimo anche noi – è molto invitante perché a causa del salario docente tra i più bassi d’Europa e dell’erosione continua dello stipendio reale dovuta all’inflazione, chi è di ruolo può trovare nell’assegnazione di ore aggiuntive una risorsa per arrivare a fine mese e arrotondare.  Ma questa è una falsa soluzione perché alla fine tocca lavorare di più e lo stipendio resta sempre tra i più bassi d’Europa.

Con queste regole, nessunə vince il gioco: perdiamo tuttə. Accettare ore aggiuntive è un danno per noi precariə, persone che fanno lo stesso lavoro ma con molti meno diritti sociali (per esempio, per quanto riguarda la disoccupazione, i permessi di malattie, le ferie, gli scatti stipendiali). Il ministero non ha alcuna intenzione di investire sul lavoro dellə docenti e assicurare la qualità dell’educazione: invece di assumere più insegnanti e diminuire il numero di alunnə per classe, fa esattamente il contrario e decide di risparmiare ulteriormente. Per fare ciò, senza alcun pudore, taglia le cattedre di chi è precariə e crea le condizioni per dividere ancora di più la nostra categoria.

In un quadro così desolante per ogni docente, l’unico appello possibile è quello alla solidarietà. 

L’appello che facciamo allə nostre colleghə a tempo indeterminato è di non richiedere alcuna ora aggiuntiva per il prossimo anno scolastico: rispediamo al mittente la guerra tra poverə offerta dal ministero e ritroviamoci insieme per lottare per un lavoro a scuola con meno disuguaglianze, più diritti e stipendi più alti per tuttə. 

Ma quale “continuità” per il sostegno?

Il Decreto Ministeriale 32 del 26 febbraio 2025 (noto come “decreto continuità”), con la Nota Ministeriale del 7 maggio 2025, introduce la procedura per confermare l’anno scolastico 2025-2026 l’insegnante di sostegno che ha avuto un contratto a tempo determinato (fino al 31/08 o al 30/06, anche su spezzone orario) nell’anno scolastico 2024-2025. Ecco i passaggi principali della procedura:

  • entro il 31 maggio 2025 la dirigenza scolastica doveva acquisire l’eventuale richiesta di continuità da parte della famiglia dellə studente con disabilità;
  • entro il 15 giugno, la dirigenza doveva valutare la sussistenza delle condizioni per la conferma dell’insegnante e comunicare l’esito della valutazione all’insegnante, alla famiglia e all’Ufficio territorialmente competente;
  • l’insegnante doveva poi esprimere la volontà della riconferma;
  • dopo aver concluso le operazioni per il personale già in ruolo, valutata la disponibilità per l’anno scolastico 2025-2026 del posto che spetterebbe all’insegnante, l’Ufficio competente provvede alla conferma del docente con precedenza assoluta rispetto alle operazioni informatizzate di individuazione dei destinatari delle supplenze da GPS;
  • l’Ufficio pubblica l’esito della conferma, che è disposta improrogabilmente entro il 31/08/25;
  • l’insegnante confermatə non può partecipare alle successive nomine da GPS.

Stando alle parole del Ministero, la procedura avrebbe lo scopo di “[…] assicurare la continuità educativa e didattica nelle classi ove sono presenti alunni e studenti con disabilità, al fine di garantire i diritti degli studenti con disabilità e favorire la serenità della relazione educativa tra studenti con disabilità e docenti” (NM del 07/05/25). Stimolatə da queste parole e dai racconti delle esperienze “precarie” delle e degli insegnanti di sostegno che frequentano il nostro Coordinamento, abbiamo scattato una fotografia sulla situazione dei contratti nella provincia di Bologna. Lo abbiamo fatto analizzando i dati diffusi dall’Ufficio Scolastico Provinciale e le considerazioni dellə insegnanti. Il quadro che emerge mostra come il “decreto continuità”

  • aggravi la già marcata precarietà dellə insegnanti di sostegno;
  • trasformi il lavoro di insegnante in un impiego “stagionale”;
  • tenti di introdurre la “chiamata diretta” da parte delle dirigenze;
  • renda più difficile l’esercizio della libertà di insegnamento, a causa delle valutazioni vincolanti di dirigenza e famiglia per la conferma dell’insegnante;
  • nasca da un’ottica superata dell’inclusione scolastica e del conseguente ruolo dell’insegnante di sostegno nella classe.

Sostegno precario

Con il finto obiettivo di favorire la stabilità educativa, il “decreto continuità” aggrava la già marcata precarietà dellə insegnanti di sostegno. E la sola “continuità” risiede nella sua linea, volta al risparmio economico a discapito della tutela e della dignità delle persone che costituiscono la comunità scolastica: studenti, insegnanti e famiglie. Ciò è evidente analizzando i dati per la provincia di Bologna, che mostrano come il “sostegno” sia la classe di concorso più “precaria” di tutte, indipendentemente dal grado scolastico.

Il grafico sottostante mostra la ripartizione fra contratti a tempo indeterminato e determinato, al 30/06, per alcune classi di concorso (fra cui le più popolate) della scuola secondaria di primo e secondo grado.

Numero di contratti a tempo indeterminato e al 30/06 per alcune classi di concorso della scuola secondaria, di primo e secondo grado, AS 24-25: il numero di contratti a tempo indeterminato è stato preso pari all’organico dell’autonomia (organico di diritto e potenziamento) e, quindi, comprende anche alcuni contratti al 31/08; mentre per i contratti al 30/06 delle classi di concorso diverse dal sostegno è stato considerato il primo turno di nomine da GPS, comprendendo anche gli spezzoni (dati USP Bologna, vedi Riferimenti alla fine dell’articolo).

I posti a tempo indeterminato sono quelli dati in dotazione alla scuola dall’Ufficio competente, cioè quelli di cui si prevede ci sia bisogno per coprire le esigenze didattiche della scuola (l’organico di diritto, o organico dell’autonomia, considerando anche i posti di potenziamento). Quelli “precari”, cioè al 30/06, si aggiungono a quelli previsti per coprire le reali esigenze della scuola, cioè per raggiungere il contingente di insegnanti effettivamente necessario (l’organico effettivo). Nel sostegno, che è la classe di concorso con più insegnanti (circa 1500 nella scuola secondaria), i contratti al 30/06 sono paragonabili, in numero, a quelli a tempo indeterminato. Per questo, il sostegno è, fra tutte, la classe di concorso più precaria. E i posti previsti dal Ministero, sono poco più della metà di quelli effettivamente necessari per garantire lo svolgimento delle attività didattiche nelle scuole.

La situazione è analizzata in dettaglio nella tabella che segue, in cui sono riportati, per ogni ordine e grado, il numero di contratti precari (fino al 30 giugno) e a tempo indeterminato per il sostegno nella provincia di Bologna.


tempo determ. (al 30/06)tempo indeterm.totale grado%
Infanzia1399923858%
Primaria677562123954%
Sec. I grado29740470142%
Sec. II grado34049883840%
TOTALE13141563287745%
Numero di contratti a tempo indeterminato e al 30/06 per il sostegno nei differenti gradi scolastici per l’anno scolastico 2024-2025 (dati derivati dalle pubblicazioni dell’USP di Bologna, vedi Riferimenti alla fine dell’articolo)

Come già evidenziato in precedenza, quasi il 50% delle cattedre di sostegno sono precarie. Nella provincia di Bologna, quindi, il “decreto continuità” ha riguardato probabilmente più di 1300 insegnanti, che rappresentano il 45% del totale degli insegnanti di sostegno su ogni ordine e grado. Inoltre, la percentuale supera il 50% alla primaria e all’infanzia, gradi in cui la stabilità didattica sarebbe particolarmente importante.

E’ chiaro, perciò, che la vera continuità educativa si otterrebbe finanziando i posti a tempo indeterminato di cui effettivamente la scuola ha bisogno. Senza speculare sui diritti e sulla dignità dellə insegnanti, dellə studenti e delle famiglie. Ed è evidente che tale non è l’intento di questo governo, come non lo è stato di quelli passati.

Insegnare” è un lavoro “stagionale”

Il “decreto continuità” non conviene allə insegnanti, allə studenti e alle famiglie, ma conviene al governo. Perché “confermare” è meglio di stabilizzare, in quanto si risparmiano i due mesi di stipendio di chi viene licenziato al 30 giugno pur sapendo che sarà riassuntə per necessità a settembre, con un altro contratto a tempo determinato. Insegnare diventa perciò un lavoro “stagionale”. E lo Stato è il datore che non paga lə dipendente quando non gli serve. Due mesi di mancato stipendio per 1300 insegnanti comportano un risparmio per lo Stato di più di 2 milioni di euro. Tutto è lecito per tagliare la spesa pubblica?

Ci troviamo da tempo di fronte a un disincentivo economico dell’istruzione statale e, in generale, del welfare pubblico, con la novità dei tagli alla spesa pubblica finalizzati alle scellerate politiche belliciste che ci saranno imposte. Inoltre, al disincentivo economico si affianca quello determinato dai sistemi di reclutamento variabili e farraginosi, che non incoraggiano a cercare lavoro nella scuola pubblica.

Pericolo “chiamata diretta”

Dal punto di vista politico, questo decreto crea un precedente pericoloso nel sistema di reclutamento del personale docente: la “chiamata diretta”, già evocata in un articolo della legge 107 del 2015 (detta “della Buona Scuola”), poi fortunatamente emendato. I motivi di contrarietà nei riguardi di una prassi del genere spaziano su più fronti: quello della trasparenza, innanzitutto, in uno dei pochi sistemi di reclutamento ancora in vigore che prevede graduatorie a scorrimento e, di conseguenza, è immune alla creazione di sacche di favore o clientelismi di sorta (anche di carattere mafioso). Inoltre, nel caso della chiamata diretta si farebbe un ulteriore passo verso l’aziendalizzazione della scuola, attribuendo alle dirigenze scolastiche la facoltà di scegliere il “proprio” personale.

Il ruolo delle famiglie

Il ruolo delle famiglie è fondamentale nella comunità didattica, ma non può manifestarsi nel modo previsto dal “decreto continuità”. Per essere confermatə, infatti, l’insegnante deve andare bene alla famiglia dellə studente, che può fare o meno richiesta. Il rischio è quello di creare l’idea dell’insegnante su misura. Mentre la qualità del percorso educativo dipende dalla possibilità dell’insegnante di compiere, in serenità, le scelte che ritiene più opportune e che, a volte, possono non essere condivise dai genitori dellə studente. Crediamo che la maggior parte delle famiglie sia sensibile a questo tema e che percepisca il disagio che noi percepiamo quando viene chiesto di esprimere un parere determinante per il futuro di unə insegnante.

Un approccio superato

E’ superata l’idea che l’insegnante di sostegno sia a supporto esclusivo dell’alunno con disabilità, ma da qui deriva la scelta del decreto di vincolare la conferma al parere della famiglia dellə studente. Sappiamo, invece, che l’insegnante di sostegno ha il compito di supportare tutta la classe nella creazione di un ambiente che favorisca l’apprendimento di tuttə e, quindi, anche dellə studente con disabilità.

Divide et impera

Non è una novità che l’effetto principale delle riforme dei sistemi di reclutamento sia l’aumento della divisione all’interno del personale precario. E il “decreto continuità” si colloca in questo solco, innescando conflitti tra lə docenti di sostegno che “beneficeranno” della conferma e coloro che, pur abilitati e occupando posizioni avanzate nelle graduatorie, rimarranno senza lavoro a causa della riduzione dei posti disponibili. Lavoriamo, in tal senso, per uno spirito collettivo, che porti anche a disertare da questi meccanismi, che sembrano favorire qualcunə ma vanno a discapito di moltə, oltre che della scuola. Lavoriamo nella consapevolezza che la precarietà è una scelta politica e per rivendicare la vera stabilizzazione dei posti di sostegno che, come abbiamo mostrato, ci sono e sono necessari. Per la qualità e la dignità della scuola e della didattica, nell’interesse di tutta la comunità educativa.

Note finali

La nostra indagine ha voluto sottolineare la sproporzione tra posti precari e a tempo indeterminato che caratterizza il sostegno nella provincia di Bologna, per evidenziare i falsi presupposti del “decreto continuità”. Nel condurla, abbiamo adottato alcune approssimazioni, come considerare come posti a tempo indeterminato quelli dell’organico dell’autonomia e come posti “precari” quelli presi dalle disponibilità di fine agosto e coperti con supplenze al 30/06 nel primo turno di nomine dalle GPS. Tuttavia, queste approssimazione non modificano le evidenze generali, che sono chiare al di là di piccole variazioni dei numeri esaminati, che in ogni caso sottostimano la gravità della situazione, in quanto trascurano le nomine da graduatorie di istituto anche su supplenze brevi. L’auspicio è che indagini analoghe possano essere condotte anche in altre provincie, per avere una visione d’insieme e unire le forze di mobilitazione provenienti da territori differenti.

Riferimenti

Decreto Ministeriale n. 32 del 26/02/25: https://www.mim.gov.it/documents/20182/8782792/m_pi.AOOGABMI.Registro+Decreti%28R%29.0000032.26-02-2025.pdf/4d41af57-31b6-bbc1-d0c6-e08db556df35?version=1.0&t=1741361800191

Nota Ministeriale del 07/05/25: https://www.mim.gov.it/documents/20182/8783370/Nota+Prot.+n.+105914+del+7+maggio+2025.pdf/d3b98781-9fa1-ccaf-b5bc-16b2878cf7f2?version=1.0&t=1746690031142

Dotazione organica docenti di ogni ordine e grado AS 24-25 provincia di Bologna:https://bo.istruzioneer.gov.it/wp-content/uploads/sites/3/2024/04/POSTI_SOSTEGNO_DOTAZIONEORGANICA_2024_25.pdf

Quadro disponibilità ogni ordine e grado per nomine docenti a TD da GPS AS 24-25 provincia di Bologna: https://bo.istruzioneer.gov.it/2024/09/05/quadro-disponibilita-ogni-ordine-e-grado-per-nomine-docenti-a-td-da-gps/

La nostra opinione sul decreto legge n. 45 del 7 aprile 2025 che modifica alcune regole per il reclutamento da concorsi PNNR

Il decreto legge (DL) n. 45 del 7 aprile 2025 si può leggere cliccando qui.

Questo un nostro riassunto della normativa essenziale del DL seguito da un nostro commento.

Articolo 2, comma 1 del DL n. 45 del 07/04/2025

Per raggiungere gli obiettivi del PNRR, a partire dai concorsi del 2023 e per un triennio (quindi concorso PNRR-1 del 2023, concorso PNRR-2 del 2024 e, in caso fosse bandito, concorso PNRR-3 del 2025), le graduatorie di merito dei concorsi avranno un’aggiunta di persone pari al 30% dei posti messi a bando sulla classe di concorso a cui si riferisce la graduatoria. Esempio: concorso PNRR-1, cdc A027, regione Molise, 10 posti a bando. La graduatoria di merito fino a ieri era fatta di 10 persone, con tutte le altre persone idonee (cioè che hanno comunque preso almeno il punteggio minimo) cacciate via. Da oggi si potrà ripescare il 30% delle persone idonee, quindi la graduatoria sarà di 13 persone.

Articolo 2, comma 2 del DL n. 45 del 07/04/2025

Se comunque questa integrazione non dovesse bastare, per completare gli obiettivi del PNRR dal 2026/2027 (quindi dall’anno prossimo…forse il governo mette già le mani avanti in caso di una deroga agli obiettivi del PNRR?) si potrà attingere a un elenco regionale composto dalle persone che hanno vinto i concorsi dal 2020 in poi. E questo elenco si farà solo se il MIM farà il decreto ogni anno (accadrà? Lo scopriremo solo vivendo). Quindi queste persone vanno a integrare le graduatorie dei concorsi 2023 e 2024 solo se avanzano posti su cui immettere in ruolo.

Articolo 2, comma 4 del DL n. 45 del 07/04/2025

Le assunzioni nel 2025 si faranno fino al 10 dicembre 2025. Cioè, anche quest’anno, se le graduatorie del PNRR-2 dovessero andare per le lunghe allora si continuerà a immettere in ruolo fino a dicembre. Nel frattempo i posti vacanti saranno dati da graduatoria di istituto fino ad avente diritto (quindi non saranno supplenze 30/06 o 31/08 da GPS). Inoltre, se una persona dovesse risultare vincitrice di concorso e avere già ottenuto da GPS una supplenza al 31/08 (quindi una cattedra non accantonata per il concorso) nella medesima regione e sulla stessa classe di concorso, allora viene confermata su quel posto in cui ha la supplenza.

LA NOSTRA OPINIONE

Sembra ci siano diverse questioni sul piatto. Il governo vuole cercare di soddisfare gli obiettivi del PNRR solo con i concorsi ordinari dal 2023 in poi (ovvero i cosiddetti concorsi PNRR). Ma questi concorsi hanno graduatorie di merito composte da un numero di persone esattamente uguale al numero dei posti messi a bando. Quindi bastano un paio di rinunce per far saltare i piani. Questo il senso dell’integrazione al 30%. D’altra parte, però, il governo non vuole far entrare nelle graduatorie di merito tutte le persone che passano i concorsi PNRR perché sono tantissime e si ritroverebbe con graduatorie infinite per i prossimi anni.

L’escamotage dunque è ripescare qualche persona dalle graduatorie di merito (ora a esaurimento) del concorso 2020, ma solo dall’anno prossimo (cioè con l’eventuale PNRR-3). E si potrà fare ciò solo se sarà data una deroga al raggiungimento degli obiettivi del PNRR (a oggi la scadenza è il 31 dicembre 2025). Le persone che hanno passato il concorso 2020 quindi hanno davvero pochissime chance di essere immesse in ruolo. E, anche se fosse, difficilmente accadrà nel 2025, se non per alcune persone in poche classi di concorso.

Inoltre, non bisogna dimenticare che nel concorso PNRR-2 (quello del 2024) l’integrazione del 30% spesso e volentieri rischia di essere potenzialmente minima o nulla, perché partecipano comunque alla prova orale/pratica soltanto un numero di persone che hanno passato lo scritto pari a 3 volte i posti messi a bando, quindi già poche rispetto ai numeri del concorso PNRR-1. 

Quindi questo DL n. 45 del 07/04/2025 non è né un’opzione in più per chi ha fatto il concorso ordinario 2020 né una chissà quale notizia per chi fa i nuovi concorsi ordinari 2023 e 2024 (PNRR-1 e PNRR-2): l’unico obiettivo è raggiungere gli obiettivi del PNRR, non vi è alcuna volontà politica del governo di trovare una soluzione agli ingorghi nelle graduatorie di merito, ma solo di non perdere la successiva rata del PNRR.

La legislazione attuale, infatti, favorisce fortemente i concorsi 2023-2024: lo si evince non solo dal DL n. 45 del 07/04/2025 ma anche dalla legge n. 112 del 10 agosto 2023 (che ha convertito il decreto legge n.75 del 22 giugno 2023 cosiddetto “PA-bis”) la quale sancisce all’articolo 20, comma 2 che le graduatorie del concorso 2020 diventano a esaurimento ma anche che queste graduatorie a esaurimento sono utilizzate nei limiti delle facoltà assunzionali residuali rispetto alle immissioni in ruolo necessarie al raggiungimento (degli obiettivi) previsti dal PNRR, andando a modificare la legge 79/2019 (riforma “Bianchi”).

Il problema qui non è chi entra prima o dopo, il problema è: perché non possono entrare tuttə? E le risposte sono: non esiste un meccanismo parallelo di assunzione di persone abilitate e in grado di riconoscere il servizio svolto, non si aumenta l’organico di fatto, non si investe, scegliendo di dirottare i soldi dall’istruzione ad altro (anzi, chi aspira a lavorare a scuola deve pagare…). Allora la cosa più sensata da (ri)chiedere sarebbe istituire questo meccanismo parallelo (anziché un meccanismo di code) da una graduatoria composta da persone con abilitazione (chiamiamolo, per semplicità, “doppio canale” ma può avere anche una forma diversa). Le persone idonee al concorso 2020 chiedono priorità rispetto ai concorsi 2023-2024 creati appositamente per ricevere subito i soldi del PNRR; invece coloro che hanno svolto i concorsi 2023-2024 chiedono una graduatoria di merito per tutte le persone idonee che costringerebbe ad avere graduatorie infinite. Le due posizioni ci sembrano onestamente inconciliabili. Quale potrebbe essere il punto d’incontro? L’abilitazione. Coloro che hanno passato il concorso 2020 hanno già l’abilitazione; le persone che si iscrivono ai concorsi 2023-2024 devono fare il percorso abilitante (altro grande problema, per come è strutturato).

In sostanza stiamo parlando di persone con (prima o poi) un’abilitazione. Se ci fosse una graduatoria provinciale delle persone con un’abilitazione (diversa dalla prima fascia GPS), si potrebbe attingere da lì come meccanismo parallelo di assunzione (chi è già di ruolo e ha più abilitazioni invece starebbe in altre graduatorie non finalizzate all’assunzione ma alle supplenze o al passaggio di cattedra). Ma è solo un esempio, ci possono essere idee migliori. Sicuramente, finché non si abbandoneranno le istanze puntuali, non vi sarà alcuna mobilitazione seria.

Piccolo vademecum per la compilazione della domanda del concorso PNNR-2

Il 19 dicembre scorso noi del Coordinamento Precariə Scuola Bologna ci siamo trovatə per compilare insieme la domanda del concorso PNRR-2. 

Eravamo in circa 25 persone, è stato un bellissimo momento di partecipazione collettiva e sono emersi molti dubbi a cui abbiamo cercato insieme di dare una risposta barcamenandoci tra bandi, decreti e sito del MIM. Abbiamo deciso di raggruppare i dubbi che sono emersi in questo piccolo vademecum (in continuo aggiornamento) per condividerlo anche con chi non è potuto esserci. 

DUBBI E SOLUZIONI

  1. Gli anni di servizio da far valere per la riserva del 30% devono essere sulla classe di concorso specifica? No, gli anni di servizio possono essere su qualsiasi classe di concorso, anche A227 “Bradipi dell’Amazzonia” (Art. 3 comma 1 bando 2024 che richiama art. 13 comma 9 bando 2023).
  2. Titolo d’accesso: laurea o abilitazione? Se metti la laurea non puoi mettere poi l’abilitazione nella sezione titoli di accesso (e quindi perdi 12,5 punti della sezione A.1.2) e inoltre non puoi mettere l’abilitazione nella sezione “Altri titoli” perché lì si parla di “ulteriore abilitazione”.
  3. Titoli per ITP (Insegnante Tecnico-Pratico): nella sezione B.1.2. si richiede il diploma di ITS (Istituto Tecnico Superiore) non il diploma di scuola superiore.
  4. Che cosa vuol dire il titolo di accesso “Titolo di studio + 30 CFU”? Vuol dire che hai la laurea magistrale e sei iscritt* a un percorso da 60 CFU, di cui hai già svolto i primi 30 CFU. Entro il 30 giugno 2025 devi completare il percorso con i restanti 30 CFU.
  5. Il percorso abilitante da 30 CFU e il percorso abilitante da 60 CFU, entrambi da DPCM del 4 agosto 2023, danno 12,5 punti nella sezione A.1.2. in quanto considerati percorsi selettivi (vedi FAQ 17 del MIM). Il percorso da 30 CFU svolto da chi è già abilitatə (per capirci: i percorsi svolti SOLO online) non danno 12,5 punti perché non considerati selettivi in quanto a numero aperto (vedi sempre la stessa FAQ di sopra).

“Gli automotivati” (Ed. Alegre): ne parliamo con l’autore

Cobas Scuola Bologna e Coordinamento Precariə Scuola Bologna organizzano lunedì 16 dicembre alle 18 al Circolo Arci Guernelli di Bologna un incontro con Paolo La Valle per parlare del suo libro “Gli automotivati” (Ed. Alegre) in cui l’autore riflette sulla sua esperienza di docente in un istituto tecnico-professionale della cosiddetta “Motor Valley” emiliano-romagnola.

Manifestazione nazionale sul precariato a Roma del 12 ottobre 2024: il testo del nostro intervento al microfono

Siamo un collettivo di docenti precarie e precari di Bologna. Siamo un gruppo che cerca, tramite pratiche di autoformazione, di ricucire fisicamente un mondo che anche a livello locale è estremamente diviso e frammentato come mai forse in passato. Il motivo di queste divisioni è che purtroppo, nel 2024, la scuola italiana si fonda completamente sul precariato, in tutte le sue forme.

Il precariato del personale docente: 25% di supplenze, una percentuale assurda, stiamo parlando di 250 mila supplenze ogni anno, di cui la maggior parte addirittura di sostegno, minando così l’obiettivo di una scuola veramente inclusiva. Numeri che sono così da anni e che quindi parlano di un problema strutturale decennale, non di un caso.

Il precariato del personale ATA, ovvero lavoratrici e lavoratori fondamentali, di cui la scuola non può fare a meno perché se non ci sono loro la scuola semplicemente non apre. Eppure il precariato abusa anche di loro.

Lo stato precario di moltissime famiglie, in cui si riflette spesso una società sempre più diseguale, in cui le condizioni di partenza, sociali, economiche e di cittadinanza, influiscono pesantemente nel percorso scolastico dei figli e delle figlie.

Lo stato precario delle e degli studenti, che vivono molto spesso in condizioni di assoluta fragilità, oppressione, ansia e incertezza anche perché il sistema scolastico spinge loro, tramite un’aziendalizzazione sempre più sfrenata, ad inserirsi in un mondo che li vuole solo a consumare e produrre.

E poi, lo stato precario degli edifici scolastici, l’ultimo caso clamoroso è quello del liceo di Teramo addirittura sotto sequestro ora per inagibilità sismica. Ma perché questi controlli si fanno solo dopo l’inizio della scuola e mai prima?

Ecco, questo precariato della scuola, in tutte le sue componenti, non è una fatalità ma è una precisa scelta politica e culturale che va avanti da decenni. La politica ha scelto in modo convinto di tagliare i fondi per l’istruzione. Oggi più che mai si vedono i frutti scellerati di queste scelte. Ma noi non accettiamo tutto questo e perciò siamo qui in piazza.

E oggi scendiamo in piazza perché noi docenti vogliamo rivendicare il diritto a incontrarci con i nostri corpi, ormai sempre più invisibili a causa delle continue e pervasive procedure informatizzate, governate da ordinanze ministeriali che decidono frettolosamente delle nostre vite solo per tappare i buchi delle mancate assunzioni; e scendiamo in piazza anche perché vogliamo rivendicare il diritto di vivere una scuola che non sia più strutturalmente precaria ma sia definitivamente repubblicana nel senso dell’articolo 3 della Costituzione, secondo cui è compito della Repubblica, quindi anche della scuola, rimuovere gli ostacoli che generano disuguaglianze e impediscono la partecipazione alla vita sociale. 

Non possiamo e non dobbiamo mai più permettere che la scuola pubblica, che ha quindi un compito costituzionale così alto, sia merce di scambio per università private e compravendite di titoli con costi che non tutti e tutte possono permettersi, perché questo crea ostacoli e disuguaglianze ed è il contrario di ciò che dice la Costituzione. 

Non possiamo permettere ancora lo scandalo di chi lavora a scuola e non riceve lo stipendio regolarmente e vive continuamente nell’ansia sociale che rende impossibile pianificare anche a breve termine, perché questo crea ostacoli e disuguaglianze ed è il contrario di ciò che dice la Costituzione.

E infine non possiamo più permettere lo scandalo di chi lavora a scuola da anni e anni in modo precario e fa lo stesso identico lavoro di chi ha il contratto a tempo indeterminato e non gode degli stessi diritti riguardo permessi, ferie, malattie e scatti di anzianità, e non possiamo permetterlo perché questo crea ostacoli e disuguaglianze ed proprio è il contrario di ciò che dice la Costituzione.

Il precariato a scuola è quindi una scelta politica precisa che si ramifica in modo tentacolare in tutta la società, frammentando, dividendo e isolando non solo noi docenti, ma tutte le varie realtà che ne fanno parte a vari livelli. I nostri problemi hanno tutti una causa comune che insieme, creando una sintesi, dobbiamo affrontare e combattere per il bene di tutti e tutte. 

Concludiamo allora citando Alaa Abd El-Fattah, attivista egiziano per i diritti umani, anche per ricordare che in questo momento purtroppo si trova ancora in carcere in Egitto nonostante i termini della sua detenzione siano ormai terminati da due settimane.

Nel 2019 Alaa scriveva le seguenti parole: “Se l’unica cosa che ci unisce è una minaccia comune, allora ogni persona o gruppo si muoverà per difendere i propri interessi. Ma se ci incontriamo nella speranza di costruire un futuro migliore, un futuro in cui porre fine a tutte le forme di disuguaglianza, questa consapevolezza si trasformerà in energia positiva.”

Ecco, per questo siamo qui, perché un’altra scuola è possibile.

Report del nostro incontro del 9 gennaio 2024 con l’Ufficio Scolastico Provinciale di Bologna

Il giorno 9 gennaio 2024, in occasione dell’ultimo giorno utile per iscriversi al prossimo concorso docenti abbiamo manifestato le problematiche che riscontriamo rispetto al precariato e al reclutamento presentandole simbolicamente sotto forma di pacchi natalizi. Durante il presidio organizzato presso l’Ufficio Scolastico Provinciale di Bologna abbiamo incontrato il Dirigente dell’Ambito Territoriale-Ufficio V, dott. Giuseppe Antonio Panzardi, le dott.sse Silvia Ciucchi e Giuseppina Agnini e il dott. Cesare Romani, che ci hanno accolti, ancora una volta, con disponibilità e propensione al dialogo.

Nel corso dell’incontro abbiamo esposto le nostre istanze relative:

  1. alla possibilità che l’Ufficio possa svolgere un’iniziativa di sensibilizzazione verso le dirigenze scolastiche per invitare a concedere il più possibile i giorni di ferie anziché permessi non retribuiti allə insegnanti a tempo determinato che parteciperanno all’ormai imminente concorso docenti;
  2. ai numerosi casi di mancata concessione delle 150 ore di diritto allo studio;
  3. ai disagi prodotti durante la scorsa estate dalle procedure telematiche di attribuzione delle supplenze da GPS, che ha lasciato moltə insegnanti senza lavoro anche perché concomitante alle procedure di immissione in ruolo.

Per quanto riguarda il primo punto, abbiamo fatto presente che, per partecipare al concorso, lə insegnanti a tempo determinato dovranno chiedere almeno tre giorni di permesso non retribuito, corrispondenti ad almeno tre giorni di interruzione del servizio e di mancato stipendio. Tutto ciò si aggiunge ai diritti di segreteria e, per chi supererà le prove e rientrerà nella graduatoria di assunzione, ai 2000 euro del corso abilitante. Per questo abbiamo chiesto all’Ufficio di inviare alle dirigenze scolastiche una nota di sensibilizzazione sulla questione, sollecitandole a concedere ferie anziché permessi non retribuiti a chi parteciperà al concorso.

Dopo aver dichiarato di trovarsi per la prima volta di fronte a questo tipo di segnalazione, l’Ufficio ha affermato che – pur ritenendo il permesso non retribuito, rispetto alle ferie, l’istituto preferibile per assentarsi dal servizio e partecipare al concorso, in quanto espressamente previsto dal CCNL – non vede il motivo per cui unə DS dovrebbe negare le ferie in tutti i casi in cui questo non comporti oneri aggiuntivi per le sostituzioni e di non aver ricevuto, in passato, segnalazioni in tal senso. Rispetto alla nostra richiesta di scrivere una nota di sensibilizzazione sulla questione da inviare alle scuole, l’Ufficio ha dichiarato di non ritenerlo opportuno, ma ha preso l’impegno di esporre il tema alle dirigenze scolastiche durante la prossima Conferenza dei Servizi (da svolgersi, per quanto ci è stato comunicato, ancora in data da definirsi, ma entro i prossimi giorni). Inoltre, quando abbiamo annunciato che come Coordinamento Precariə ci impegneremo a raccogliere i casi di rifiuto non motivato da parte delle dirigenze, l’Ufficio che si è detto disponibile a esaminare le nostre eventuali segnalazioni.

Per quanto riguarda il secondo punto, Per quanto riguarda il secondo punto, abbiamo appreso che sono purtroppo terminate per quest’anno le disponibilità economiche per la concessione delle 150 ore. Questo significa che tuttə coloro che nei prossimi mesi inizieranno a svolgere l’obbligatorio e costoso percorso di formazione dovranno farlo senza alcuna tutela rispetto allo studio, basandosi unicamente sulle proprie forze e sulle disponibilità di incastro degli impegni, arbitrarie e casuali, dei propri contesti di lavoro. Questo scenario ci allarma già a partire dall’immediato e ancora di più pensando al percorso di reclutamento e formazione a regime: è evidente che il sistema scuola non è in grado di sostenere i propri docenti nella propria formazione con ricadute in termini di inconciliabilità di impegni, assenze, stress sui docenti in primis ma, parallelamente, anche sul lavoro scolastico e sulle classi.

A margine dell’incontro abbiamo anche manifestato il nostro disappunto per la concomitanza in cui si sono svolte, durante luglio e agosto 2023, le procedure informatizzate per la presentazione delle domande per le supplenze da GPS e quelle per le immissioni in ruolo dai concorsi (ordinario e straordinario-bis). Abbiamo innanzitutto ribadito, come già fatto la scorsa estate, che sarebbe stato opportuno 1) non sovrapporre le procedure e 2) diramare una nota informativa per coloro che, immessə in ruolo, avessero voluto conoscere la modalità corretta per richiedere la cancellazione della domanda per le supplenze.

Relativamente alla sovrapposizione delle procedure, ci è stato risposto che la responsabilità della stessa è dovuta unicamente a decisioni ministeriali, mentre sulla seconda questione siamo stati invitati ad essere comprensivi, dato che il periodo estivo è un momento difficile per l’Ufficio, perché molte persone che vi lavorano sono in ferie. Situazione certo comprensibile, ma non facilmente accettabile come giustificazione per lə precariə della scuola che nei mesi di luglio e agosto non sono in ferie ma in disoccupazione, come ci siamo permessi di far notare.

Per quanto riguarda le questioni più generali del funzionamento e dell’utilizzo dell’algoritmo, invece, pur ribadendo che le decisioni in merito competono esclusivamente al Ministero e che al momento niente lascia pensare che si possa tornare indietro, l’Ufficio ha ammesso l’esistenza di alcune difficoltà e ci ha riferito che sarebbe favorevole a eventuali modifiche delle procedure, in particolare, riterrebbe di buon senso far ripartire l’algoritmo dalla prima posizione quando, dopo le prime assegnazioni, sopraggiungono nuove disponibilità di scuole.

Come è evidente siamo di fronte a una posizione ancora molto lontana da quella di chi come noi vorrebbe tornare alle convocazioni in presenza, ma è già qualcosa rispetto all’incontro di qualche mese fa. Pertanto riteniamo fondamentale tenere alta l’attenzione sul problema, senza considerarlo una partita persa e continuando a segnalare tutti i continui difetti del sistema informatizzato, con l’obiettivo minimo di evitare che si ripetano le situazioni già avvenute la scorsa estate, quantomeno quelle più spiacevoli e assurde.

Per questo motivo rilanciamo ancora una volta l’invito a riprenderci gli spazi di discussione e conflitto sulle questioni che riguardano i docenti precariə e di portare le nostre istanze agli Uffici competenti perché solo insieme possiamo avere la possibilità di incidere veramente.

Iniziamo con la questione delle ferie per il concorso! Il nostro intervento ha permesso di far emergere con decisione la problematica e l’impegno che l’Amministrazione ha preso di palesare la nostra istanza presso le dirigenze alla prossima Conferenza dei Servizi è un risultato importante e da monitorare.

Perciò invitiamo tuttə:

  • a fare richiesta di ferie e non di permesso non retribuito per partecipare al concorso;
  • a segnalarci immediatamente eventuali rifiuti non adeguatamente motivati di concessione da parte delle dirigenze;
  • a partecipare alle nostre prossime riunioni in via San Carlo 42 e/o a contattarci per ulteriori informazioni.