Il “geniale” piano del MIM: chi è di ruolo lavora di più, chi è precario non lavora più e gli stipendi non crescono mai

Nell’ordinanza ministeriale n. 27 del 16 febbraio 2026 che disciplina l’assegnazione delle supplenze per il biennio 2026-2028, il comma 3 dell’articolo 2 inizia con un inequivocabile: “Al fine di ridurre il numero dei contratti a tempo determinato su spezzone orario […] e, al contempo, incrementare l’entità oraria delle supplenze […]” .

Che cosa ha in mente il ministero dell’istruzione? Vuole fare in modo che “tutte le disponibilità orarie […] che non costituiscono posto intero o cattedra [siano] aggregate tra loro a livello territoriale per formare posti-orario; […] è privilegiata la formazione di posti interi e cattedre o, comunque, di aggregazioni con la maggior entità oraria possibile”.

Tradotto: ci saranno accorpamenti di cattedre non intere (cioè meno di 18 ore) per avere così meno supplenze disponibili. E ci saranno anche cattedre che, in questo modo, si formeranno su più scuole, costringendo chi è precariə a spostamenti continui e incessanti per tappare i buchi del ministero dell’istruzione. 

Insomma, si risparmia sulla già martoriata pelle di chi è precariə.

Questo piano di risparmio è ulteriormente incentivato: in questi giorni le scuole stanno chiedendo alle persone già di ruolo con cattedra intera (18 ore) se vogliono prendere delle ore aggiuntive tra quelle nella disponibilità della scuola (fino a 24 ore settimanali). Più richieste ci saranno in questo senso, meno disponibilità residue ci saranno poi per le cattedre dellə precariə, ovvero più persone disoccupatə.

Questa richiesta – lo capiamo benissimo anche noi – è molto invitante perché a causa del salario docente tra i più bassi d’Europa e dell’erosione continua dello stipendio reale dovuta all’inflazione, chi è di ruolo può trovare nell’assegnazione di ore aggiuntive una risorsa per arrivare a fine mese e arrotondare.  Ma questa è una falsa soluzione perché alla fine tocca lavorare di più e lo stipendio resta sempre tra i più bassi d’Europa.

Con queste regole, nessunə vince il gioco: perdiamo tuttə. Accettare ore aggiuntive è un danno per noi precariə, persone che fanno lo stesso lavoro ma con molti meno diritti sociali (per esempio, per quanto riguarda la disoccupazione, i permessi di malattie, le ferie, gli scatti stipendiali). Il ministero non ha alcuna intenzione di investire sul lavoro dellə docenti e assicurare la qualità dell’educazione: invece di assumere più insegnanti e diminuire il numero di alunnə per classe, fa esattamente il contrario e decide di risparmiare ulteriormente. Per fare ciò, senza alcun pudore, taglia le cattedre di chi è precariə e crea le condizioni per dividere ancora di più la nostra categoria.

In un quadro così desolante per ogni docente, l’unico appello possibile è quello alla solidarietà. 

L’appello che facciamo allə nostre colleghə a tempo indeterminato è di non richiedere alcuna ora aggiuntiva per il prossimo anno scolastico: rispediamo al mittente la guerra tra poverə offerta dal ministero e ritroviamoci insieme per lottare per un lavoro a scuola con meno disuguaglianze, più diritti e stipendi più alti per tuttə.