“Gli automotivati” (Ed. Alegre): ne parliamo con l’autore

Cobas Scuola Bologna e Coordinamento Precariə Scuola Bologna organizzano lunedì 16 dicembre alle 18 al Circolo Arci Guernelli di Bologna un incontro con Paolo La Valle per parlare del suo libro “Gli automotivati” (Ed. Alegre) in cui l’autore riflette sulla sua esperienza di docente in un istituto tecnico-professionale della cosiddetta “Motor Valley” emiliano-romagnola.

Manifestazione nazionale sul precariato a Roma del 12 ottobre 2024: il testo del nostro intervento al microfono

Siamo un collettivo di docenti precarie e precari di Bologna. Siamo un gruppo che cerca, tramite pratiche di autoformazione, di ricucire fisicamente un mondo che anche a livello locale è estremamente diviso e frammentato come mai forse in passato. Il motivo di queste divisioni è che purtroppo, nel 2024, la scuola italiana si fonda completamente sul precariato, in tutte le sue forme.

Il precariato del personale docente: 25% di supplenze, una percentuale assurda, stiamo parlando di 250 mila supplenze ogni anno, di cui la maggior parte addirittura di sostegno, minando così l’obiettivo di una scuola veramente inclusiva. Numeri che sono così da anni e che quindi parlano di un problema strutturale decennale, non di un caso.

Il precariato del personale ATA, ovvero lavoratrici e lavoratori fondamentali, di cui la scuola non può fare a meno perché se non ci sono loro la scuola semplicemente non apre. Eppure il precariato abusa anche di loro.

Lo stato precario di moltissime famiglie, in cui si riflette spesso una società sempre più diseguale, in cui le condizioni di partenza, sociali, economiche e di cittadinanza, influiscono pesantemente nel percorso scolastico dei figli e delle figlie.

Lo stato precario delle e degli studenti, che vivono molto spesso in condizioni di assoluta fragilità, oppressione, ansia e incertezza anche perché il sistema scolastico spinge loro, tramite un’aziendalizzazione sempre più sfrenata, ad inserirsi in un mondo che li vuole solo a consumare e produrre.

E poi, lo stato precario degli edifici scolastici, l’ultimo caso clamoroso è quello del liceo di Teramo addirittura sotto sequestro ora per inagibilità sismica. Ma perché questi controlli si fanno solo dopo l’inizio della scuola e mai prima?

Ecco, questo precariato della scuola, in tutte le sue componenti, non è una fatalità ma è una precisa scelta politica e culturale che va avanti da decenni. La politica ha scelto in modo convinto di tagliare i fondi per l’istruzione. Oggi più che mai si vedono i frutti scellerati di queste scelte. Ma noi non accettiamo tutto questo e perciò siamo qui in piazza.

E oggi scendiamo in piazza perché noi docenti vogliamo rivendicare il diritto a incontrarci con i nostri corpi, ormai sempre più invisibili a causa delle continue e pervasive procedure informatizzate, governate da ordinanze ministeriali che decidono frettolosamente delle nostre vite solo per tappare i buchi delle mancate assunzioni; e scendiamo in piazza anche perché vogliamo rivendicare il diritto di vivere una scuola che non sia più strutturalmente precaria ma sia definitivamente repubblicana nel senso dell’articolo 3 della Costituzione, secondo cui è compito della Repubblica, quindi anche della scuola, rimuovere gli ostacoli che generano disuguaglianze e impediscono la partecipazione alla vita sociale. 

Non possiamo e non dobbiamo mai più permettere che la scuola pubblica, che ha quindi un compito costituzionale così alto, sia merce di scambio per università private e compravendite di titoli con costi che non tutti e tutte possono permettersi, perché questo crea ostacoli e disuguaglianze ed è il contrario di ciò che dice la Costituzione. 

Non possiamo permettere ancora lo scandalo di chi lavora a scuola e non riceve lo stipendio regolarmente e vive continuamente nell’ansia sociale che rende impossibile pianificare anche a breve termine, perché questo crea ostacoli e disuguaglianze ed è il contrario di ciò che dice la Costituzione.

E infine non possiamo più permettere lo scandalo di chi lavora a scuola da anni e anni in modo precario e fa lo stesso identico lavoro di chi ha il contratto a tempo indeterminato e non gode degli stessi diritti riguardo permessi, ferie, malattie e scatti di anzianità, e non possiamo permetterlo perché questo crea ostacoli e disuguaglianze ed proprio è il contrario di ciò che dice la Costituzione.

Il precariato a scuola è quindi una scelta politica precisa che si ramifica in modo tentacolare in tutta la società, frammentando, dividendo e isolando non solo noi docenti, ma tutte le varie realtà che ne fanno parte a vari livelli. I nostri problemi hanno tutti una causa comune che insieme, creando una sintesi, dobbiamo affrontare e combattere per il bene di tutti e tutte. 

Concludiamo allora citando Alaa Abd El-Fattah, attivista egiziano per i diritti umani, anche per ricordare che in questo momento purtroppo si trova ancora in carcere in Egitto nonostante i termini della sua detenzione siano ormai terminati da due settimane.

Nel 2019 Alaa scriveva le seguenti parole: “Se l’unica cosa che ci unisce è una minaccia comune, allora ogni persona o gruppo si muoverà per difendere i propri interessi. Ma se ci incontriamo nella speranza di costruire un futuro migliore, un futuro in cui porre fine a tutte le forme di disuguaglianza, questa consapevolezza si trasformerà in energia positiva.”

Ecco, per questo siamo qui, perché un’altra scuola è possibile.